20 novembre 2017

Un'infinita tenerezza

Tre stelle alpine conservate in un vecchio portafogli. Alcuni quaderni dell'Internazionale. Una chiave senza portachiavi. Un borsello nero. Il congedo militare del 1934. Un paio di foto sbiadire del matrimonio di chissà chi. Sono pezzi delle vite dei miei nonni. Sono all'interno di una scatola che mia madre aveva quasi dimenticato e che abbiamo ritrovato per caso cercando tutt'altro. Sfoglio quei quaderni, sfioro quella chiave, leggo i caratteri eleganti del congedo e scruto le foto scolorite di facce mai viste. Oggetti sopravvissuti a chi li possedeva. E mi assale un'infinita tenerezza.

[foto by AlmAArietis]

14 novembre 2017

Approssimazione

L'approssimazione non mi fa paura, mi fa rabbia. Perché di chi si accontenta sempre e solo della superficie, di chi non ha mai l'impulso di andare nel fondo, di chi si trastulla nei paraggi senza spingersi oltre la facciata non voglio saperne. Non tollero l'approssimazione per via di quell'andazzo vigliacco che sembra imbrigliarne l'essenza, per via di quella sufficienza con cui pensa di poter governare materie e ragioni. Approssimazione come viscosa ipocrisia o comodo fallimento, approssimazione come scadente ruffianeria, approssimazione come assenza di analisi, di pensiero, di empatia, di intelligenza.

[foto by nexion]

10 novembre 2017

Ammalarsi per lavoro

Succede anche di ammalarsi per lavoro. E non parlo di quei lavori tra materie tossiche e sostanze infette, parlo di quei lavori che ti ammalano per colpa di chi non sa ascoltare, non sa capire, non sa sentire. Per colpa di chi prende e pretende senza concedere né grazie né scuse. Mi sono ammalata per lavoro. E si ammalano persone che conosco e a cui voglio bene. Per questo si scappa. Si soffre e si scappa. Per frustrazione, disperazione e stanchezza. Per paura di quella paura che azzanna il respiro e smembra ogni sogno, paura di non sopravvivere e di non ritrovarsi più quel che si era.

[foto by utopic-man]

7 novembre 2017

Reunion

Ogni tanto ci provano: mi invitano a riunioni di ex compagni di classe. Per anniversari che, onestamente, nemmeno ricordo. Non partecipo mai anche se so che, prima o poi, qualcuno mi rinfaccerà quell'assenza. Mi penseranno snob o antipatica. Pazienza. Non partecipo perché non so proprio cosa dire a persone che non vedo da secoli e che si sono già perse seguendo altre strade. Non partecipo perché di me non ho molto da raccontare e perché le vite sono andate come potevano andare o giù di lì. Immagino: matrimoni, figli, divorzi, lauree, mestieri, malattie e qualche altro destino. No, non posso farcela.

3 novembre 2017

Ogni giornata è una piccola vita

Ogni giornata è una piccola vita
ogni risveglio una piccola nascita
ogni nuova mattina è una piccola giovinezza.
(Artur Schopenhauer)

Delle piccole cose devo bearmi. Perché il resto mi sfugge o mi rinnega o mi ferisce. Non c'è lagnanza né disperazione: non più. Ricostruisco particelle con la pazienza e la cura di un vecchio artigiano. Rimetto a me la mia pazienza e il mio senso del bene. Ho visto andare a monte le mie forze e il mio minuscolo pianeta vivente ma posso ri-crearmi ogni giorno come se nascessi ogni volta, come se non avessi memoria, come se non avessi altri inizi. Della mia anima faccio tesoro e mi sembra ogni volta una minuscola meraviglia.

[foto by laura-makabresku]

26 ottobre 2017

Uno tsunami all'improvviso

"Non spaventarti" mi dice. Apro il suo armadio e ci trovo decine di bottiglie di plastica vuote. Ben accatastate. Ben conservate. Tutte uguali, dritte in piedi come soldatini. "In caso d'emergenza" mi dice. Devo avere un'espressione piuttosto basita. "Per un'eventuale riserva d'acqua" mi dice. Conosco la mia amica e la sua mania nell'accumulare di tutto, ma una compagine di bottiglie vuote riposte nell'armadio mi mancava. Resto interdetta, non ci sono dubbi. Ed io che sto imparando a riciclare plastica tramutandola in fiori. "Capisco" le dico "dovesse mai arrivare uno tsunami all'improvviso". E ridiamo.

[foto by soularrest]

24 ottobre 2017

Non m'importa

La verità è che non m'importa. La verità è che ho masticato così a lungo ansia, tristezze e cuore amaro che adesso non posso più permettermi di farmi piegare dai fantasmi di un futuro che non so neppure immaginare. Sarà: basta. Non so cosa, non so chi, non so come e non so nemmeno se, ma sarà. Qualcosa. E sarà perché non sono ancora morta e non sono ancora divenuta quello che voglio diventare. Non m'importa del tempo che servirà perché so che ne servirà abbastanza e non m'importa delle negazioni o dei silenzi che dovrò nuovamente intascare. Sarà: basta. E cerco di farmelo placidamente avanzare.

[foto by MWeiss]

21 ottobre 2017

E resta

Cosa resterà del male fatto? Quale sapore, quale colore o quale scempio? Il male proviene da chi non conosce empatie e non contempla compassioni. Arriva a sferzare con la feroce ed accecata bestemmia di chi non vuole ascoltare. E resta. A piagare un'anima, a frantumare scuse, ad avvelenare sogni. Il male rifiata appena e poi torna ad annegare i pensieri, li sotterra e li dimentica perché deve calpestare altrove. Cambia mira ma non destinazione. Il male può avere le maschere che vuole e il sangue che cerca. Non può fermarsi perché è implacabile come un destino.

[foto by Lissuin]

17 ottobre 2017

Voglio fare il senatore a vita

Il tizio è seduto di spalle ma lo sento parlare. Non è bravissimo con le parole ma l'intento mi pare chiarissimo: vuole diventare senatore a vita. La funzionaria lo osserva seria e gli spiega che per fare il senatore non basta fare una richiesta. Ma lui ha le sue sbilenche ragioni, i suoi innumerevoli problemi, le perizie di medici che lo sostengono. In fin dei conti non è troppo giovane e neppure tanto vecchio ed ha scelto chi vuole essere nella vita visto che la vita non gli ha riservato grandi onori. Adesso ne desidera almeno uno e cerca di ottenerlo a modo suo. Chi sono io per dirgli che è pazzo?

[foto by milan_massa]

14 ottobre 2017

Ogni silenzio anche

Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche.
(J.P. Sartre)

Estimatrice di silenzi, da sempre, m'imbevo con costanza di sospensione e rigetti. Il silenzio ha la sua dialettica buona ma anche un non detto che dice di negazioni, ostilità e distanze. Sta lì, consumato da piedi inetti e volontà abbandonate, a riflettere muto su quello che non si ha più il coraggio di pensare o mutare o toccare. Affronto nemmeno balbettante del nulla. Un'azione, il silenzio, esatta quanto la parola pronunciata con diletto o per puro difetto di coscienza. Consunzione balorda che macera e oblia.

 [foto by janskop]